Simeone Castaniere: prima artigiano, poi pizzaiolo ma sempre se stesso
Nel mondo della pizza spesso si parla di tecnica, di impasti, di idratazioni e di fermentazioni. Tutti aspetti fondamentali, certo. Ma prima ancora di tutto questo esiste una parola che, secondo me, definisce davvero un pizzaiolo: artigiano. E Simeone Castaniere della pizzeria Simeò 3.0 è esattamente questo.

La storia di Simeone non nasce sotto i riflettori. Non parte da un banco di lavoro pieno di farine né da un forno acceso pronto ad accogliere pizze. Il suo percorso comincia da ciò che molti considererebbero un ruolo marginale: aprire le scatole delle pizze. Un gesto semplice, quasi invisibile, ma che in realtà rappresenta una delle scuole più importanti per chi vuole davvero imparare questo mestiere. Da lì Simeone ha osservato, ascoltato, respirato il ritmo della pizzeria. È stata la sua vera gavetta.

Col tempo l’attenzione si è spostata sempre più verso quello che, per chi vive il mondo degli impasti, è il vero cuore di tutto: l’impasto stesso. Per Simeone non è soltanto una base da stendere, ma un organismo vivo, fatto di equilibrio, fermentazione e sensibilità. La sua ricerca sui prefermenti e sulle fermentazioni non nasce da una moda o da una tendenza del momento, ma da un desiderio autentico di comprendere a fondo la materia.

Studio, prove, errori e miglioramenti continui hanno costruito la sua identità professionale. E proprio questa identità oggi si percepisce chiaramente nel suo prodotto: una pizza che racconta lavoro, esperienza e rispetto per la materia prima.
Perché se l’impasto è il cuore, gli ingredienti sono l’anima. Simeone lo sa bene e per questo dedica grande attenzione alla scelta delle materie prime. Nulla è lasciato al caso: ogni elemento viene selezionato per contribuire all’equilibrio finale della pizza. Il risultato è un prodotto pulito, diretto, dove semplicità ed equilibrio diventano il vero valore aggiunto.

Ma c’è un altro aspetto che rende speciale l’esperienza nella sua pizzeria, e non riguarda solo ciò che arriva nel piatto. Simeone ha una qualità rara: mettere le persone a proprio agio. Prima ancora di essere un maestro del suo lavoro, è una persona che accoglie, che dialoga, che crea un clima familiare. Entrare nella sua pizzeria non significa soltanto mangiare una buona pizza, ma sentirsi parte di un ambiente autentico.
Ed è proprio qui che si comprende la vera gerarchia delle cose: prima artigiano, poi maestro, e anche amico per chi lo incontra.

Quando parla del suo mestiere lo definisce senza esitazioni il lavoro più bello del mondo. Ma non lo racconta mai in modo romantico o superficiale. Sa bene che dietro quella bellezza ci sono sacrifici, orari lunghi e una dedizione costante. È un lavoro che richiede presenza, disciplina e tanta passione.
Il consiglio che ama ripetere a chi vuole intraprendere questa strada è semplice quanto potente: non perdere mai l’umiltà. Perché in un mestiere fatto di mani, esperienza e apprendimento continuo, l’umiltà è ciò che permette di migliorare ogni giorno senza dimenticare da dove si è partiti.

E forse è proprio questa la chiave che rende il suo percorso così autentico: la consapevolezza che ogni impasto, ogni servizio e ogni giornata di lavoro sono un nuovo passo dentro un mestiere che non smette mai di insegnare.